Jean Monnet Module proposal selected by the European Commission

Exciting news! The European Commission’s Education, Audiovisuals and Culture Executive Agency (EACEA) has selected a Jean Monnet Module proposal I wrote with Prof. Riccardo Pavoni (University of Siena) for co-funding under the Erasmus+ Programme (Call EAC/A03/2016).

Among the 833 proposals received by the EACEA for Jean Monnet teaching and research activities, 141 were selected for funding. The project activities will now be hosted by the Department of Law of the University of Siena and implemented over the course of three years.

EULawSD seeks to explore the ever-expanding corpus of European Union Law relating to sustainable development, with an emphasis on its interactions with the 2030 Agenda for Sustainable Development adopted by the United Nations in September 2015. The module will consist of an annual 40-hour course primarily aimed at students of the Single Cycle Degree Programme in Law at the University of Siena, but also open to students from the Political Sciences, Humanities and Social Sciences departments. The course will be complemented, on an annual basis, by a keynote opening lecture, a final expert roundtable, a dedicated website, and a series of webinars.

I am honored to be a co-recipient of such a prestigious grant, among the hundreds of applications received by the EACEA, and I look forward to my involvement as manager of the module’s activities despite my distance from Siena.

The full list of selected proposals can be found here.

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Interview for #Faces4Change

A few months ago I was interviewed by UN Environment Cities and Lifestyles as part of their #Faces4Change Project, aimed at showcasing stories of young professionals integrating the #SDGs into their work and daily lifestyle.

The result is an informal chat that you can now read here, in the campaign’s website, together with anecdotes from other brilliant young innovators and leaders from around the world: http://faces4change.org/stories/piselli.html.

Dispatches from the ground. February 2015

Hi everyone,

sorry for the long hiatus I took from updating this blog. A whirlwind of academic deadlines and personal issues kept me from being active as much as I would have liked but hey, there are a bunch of good news that I am going to share with you during the next few weeks, so be on the lookout for them!

As of now, I am glad to announce that for the last three months I have been teaming up with a wonderful group of individuals from around the world (including fellow Italian and friend/colleague Dario Bettaccini) to work on the launch of SDSN Youth, the Global Youth Chapter of the UN Sustainable Development Solutions Network. This is going to be an extremely interesting experience, and whatever position I end up assuming within the project, I am enthusiastic about the idea of promoting the role of youth for sustainable development in the transition from the Millennium Development Goals to the Sustainable Development Goals, which are currently being discussed in preparation of their eventual adoption (due September 2015).

Regarding the operations of SDSN, it is also fitting to remind you that the University of Siena (the SDSN Regional Center for the Mediterranean Region) is hosting the 2nd SDSN for Mediterranean Conference, themed “Solutions for Agri-Food Sustainability in the Mediterranean” and featuring the likes of Jeffrey D. Sachs and Achim Dobermann, on March 5-6. On that occasion, a special session will be held to celebrate the global launch of SDSN Youth, something that -it goes without saying- makes me particularly proud of the work we have been conducting in the last two years to establish Siena as a hub for sustainability and youth engagement with the help of Professors, students and the Administration as a whole. I will definitely keep you updated on the programme (which you can nonetheless find here: http://www.sdsnmedconf.unisi.i) and be available for questions on student participation through my e-mail address piselli4@student.unisi.it.

In the meantime, thanks for having me again.

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On my election to the COPERNICUS Alliance’s Advisory Board

COPERNICUS_ALLIANCE_logo

I am happy and humbled to announce that I have just been elected Student Representative on the Advisory Board of COPERNICUS Alliance by its Member Institutions; I will assume my position on 1st of July.

I would like to thank the network co-ordinator Ingrid Mulà, President Prof. Daniella Tilbury and obviously the University of Siena for suggesting my candidacy and to Barbara Rainbow for the warm welcome I received at the University of Gloucestershire back in January as I first got acquainted with the organization. I look forward to working with the other Members.

Lettera all’Amministrazione Comunale di Grosseto

Come forse saprete, il sottoscritto è nato e vive (quando non si trova a Siena) nella città di Grosseto. Ebbene, l’amministrazione comunale locale ha recentemente emanato un’ordinanza che mira a proibire il transito delle biciclette nel corso della città, decisione che ha immediatamente sollevato una moltitudine di polemiche trasversali. Essendo ancora profondamente legato al territorio nel quale sono cresciuto (Giosuè Carducci docet), colgo l’occasione per pubblicare questa lettera aperta/appello, basata su considerazioni più ampie del mero dato normativo (è vero, mi occupo di diritto internazionale, ma non posso ignorare un tema sociologico, quello della perdita del concetto di comunità, che dovrebbe coinvolgere tutti), che ho anche provveduto ad inviare ad alcune testate giornalistiche della zona, per chiedere un ripensamento alla giunta guidata dal Sindaco Emilio Bonifazi. Spero che vogliate farla vostra, qualora ne condividiate il contenuto. 

Egr. Sig. Sindaco Bonifazi, Egr. Amministrazione Comunale,
da cittadino di Grosseto fin dalla nascita (al momento in trasferta per motivi di studio presso l’Università degli Studi di Siena) non 1379781_10151874623914043_1713463847_nposso che rammaricarmi per essere venuto a conoscenza dell’ordinanza con cui ci si propone di vietare il transito delle biciclette nel corso della nostra città.

Leggendo ed ascoltando le prese di posizione di altri miei concittadini sull’argomento, non si può non notare come questa decisione venga avvertita nell’ambito di un contesto più ampio, rappresentato da un diffuso e generalizzato scoramento (indubbiamente legato anche alla difficile situazione economica) nei confronti di quella che per molti è una parabola discendente del decoro urbano e della stessa vivibilità del territorio comunale, con particolare riguardo al suo centro storico. Ebbene, facendo le dovute distinzioni tra prese di posizione ragionate e filippiche sconclusionate (dettate però anche qui, mi duole dirlo, dalle difficoltà contingenti), mi sembra di poter dire che legare l’ordinanza di cui si discute alle condizioni della città sia tutt’altro che fuorviante.
Infatti, laddove molti ormai si scagliano contro il degrado del centro storico di Grosseto e le sacche di delinquenza che ne scoraggiano la fruibilità, ritengo che non serva farne tanto una questione di razzismo, che pure in alcuni interventi, specie sui social networks, traspare in modo disarmante, oppure denunciare un clima da caccia alle streghe, di accuse tout court all’amministrazione comunale; mi sembra invece che si debba guardare in maniera scevra da aprioristiche prese di posizione alla situazione del centro stesso, nell’ambito della quale sicuramente rientra la nuova ordinanza.

Ora, io non credo che il 90% dei cittadini che si lamentano per le condizioni succitate lo facciano perché sono razzisti (semmai, io vedo il rischio inverso di fomentare certi sentimenti ‘reazionari’ con politiche sbagliate), ma piuttosto perché avvertono il modificarsi (in peggio) dell’agibilità di un fulcro importante della vita cittadina, che sta diventando sempre meno ‘sociale’. Non contenti di creare periferie che sono dei veri e propri ‘non luoghi’, seguendo le linee direttrici di uno sviluppo urbanistico senza volto, insensibile alle storie ed alle persone, che ben conosciamo (e che purtroppo tocca Grosseto in maniera drammatica), si rischia di far diventare lo stesso centro storico un ‘non luogo’, e forse il più triste, dato che esattamente opposta dovrebbe essere la sua intrinseca funzione.

Come insegna il grande urbanista Alberto Magnaghi (del quale consiglio la lettura), per ricreare vivibilità, sentimenti di condivisione e di cooperazione, benessere (inteso qui non come ricchezza, bensì nella sua accezione etimologica originaria) in una società sempre più frammentata ed indifferente occorre ripristinare un senso di comunità, e portare avanti politiche che siano inclusive e NON esclusive; occorre ripristinare i legami sociali e culturali che rendono una città una collettività di persone (non importa se di origine italiana o meno) e non una somma di individui; occorre, insomma ripristinare anche il centro come ‘luogo’, e non come ‘non luogo’, per ricreare quello spazio pubblico che, scomparendo, dissolve anche la dimensione civile che una volta ospitava.

In un simile contesto, non vedo quale utilità possa avere un divieto di transito per biciclette (piccola cosa, si potrebbe dire, ma in realtà di implicazioni molto più ampie), che anzi mi pare vada esattamente nell’ottica di uno svuotamento, di un impoverimento della fruibilità dei nostri spazi: come hanno felicemente sottolineato altri prima di me, coloro che gestiscono male la propria libertà non lo fanno solo in bicicletta, ma anche in automobile, portando fuori il cane, camminando; perciò una tale imposizione non risolve alcun problema, ed anzi continua ad andare nella direzione di un isolamento, di una ‘esclusione’ del cittadino che nulla ha a che fare con la sicurezza e molto ha a che fare con l’acuire la percezione di una comunità che si va disgregando.

Più in generale, mi azzardo a sostenere che per affrontare lo scadimento culturale ed anche estetico del nucleo della città di PTE_MULTIMEDIA_IMMAGINE_12821Grosseto non servono solamente iniziative ed eventi, di cui da più parti si lamenta la mancanza, e di certo non bastano neppure i comunque necessari investimenti su strutture e decoro urbano (che, peraltro, sappiamo bene essere difficili in questa fase): in primo luogo, infatti, abbiamo bisogno di chi quel nucleo vuole (ed ha il diritto a) viverlo civilmente, ovvero i suoi abitanti. Favorire la riappropriazione del loro (nostro) diritto ad essere attori, soggetti all’interno della cittadinanza non significa, lo ripeto, mettere a rischio l’incolumità dei passanti, ma vuol dire invece evitare la dispersione di esperienze di condivisione e la creazione di inutili e controproducenti risentimenti reciproci.

Solo così nasce la democrazia e si favorisce il rispetto delle regole, rispetto che è di importanza così vitale in un periodo di crisi profonda del nostro paese.
Per riprendere il già citato Alberto Magnaghi (nel suo saggio ‘Il Progetto Locale’), tornare ad una concezione di ‘municipalismo’, di partecipazione, significa infatti “ricostruire coesione sociale e solidarietà fra individui, famiglie, comunità, culture disintegrate da decenni di mercificazioni […], costituisce un ritorno alla corresponsabilità degli abitanti verso i luoghi e i propri simili”. Grosseto, per le sue dimensioni e per la sua storia, potrebbe essere sede ideale di una simile politica di inclusione. Però si deve volerlo.

Per concludere questo lungo (e spero utile) contributo, mi auguro sinceramente che ci ripensiate, ed allo stesso tempo mi auguro che ci siano i margini per un’adesione dei miei concittadini a questo appello a Voi rivolto.

Perché Coelacanth?

Questo blog ha finalmente un titolo più o meno ufficiale. Mi sono basato, per la scelta, sulla foto che ormai campeggia da diversi anni sul profilo Facebook del sottoscritto: un celacanto che guarda dritto nell’obiettivo. Si tratta di una mascotte, si potrebbe dire, però in effetti c’è dell’altro.

Celacanti (o Celacantiformi) sono un ordine di pesci ossei, che comprende due sole specie attuali, appartenenti al genere indonesia_coelacanthLatimeria. Dal momento che, secondo la classificazione IUCN, l’una è vulnerabile, l’altra addirittura criticamente minacciata di estinzione, quello dei Coelacanthiformes rappresenta l’ordine del regno animale più in pericolo di scomparire nel prossimo futuro, anche se gli studi scientifici sulle popolazioni esistenti sono ancora sporadici e poco si sa dell’impatto dell’uomo sulle stesse.

Questi veri e propri fossili viventi hanno abitato gli oceani nella loro forma attuale per circa 400 milioni di anni. Che siano in procinto di estinguersi per mano della pesca e della degradazione degli habitat, oppure per cause naturali, la loro vicenda evolutiva ha comunque molto da dire. In particolare, ci ricorda che tutte le specie condividono in parte lo stesso DNA, e che ognuno di noi appartiene ad un’unica ‘famiglia delle cose’, così come essa è andata differenziandosi attraverso meccanismi biologici comuni nel corso di un arco temporale la cui entità fatichiamo addirittura a comprendere, se utilizziamo le normali scale cui siamo abituati.

Non dovremmo dunque mai scordarci che la civiltà umana non è stata la prima a colonizzare il pianeta, ed è anzi la sola che, praticamente in un battito di ciglia della storia, ha spinto sé stessa e le altre sull’orlo del collasso. Quanto concetti come sviluppo e crescita, concetti totalmente disancorati da qualsiasi nozione di equilibrio ecologico, abbiano influito in questo processo di distruzione, non tocca a me ripeterlo. In ogni caso, per recuperare qualcosa di ciò che ci lega al resto della biomassa presente sulla terra (oltreché, s’intende, per non estinguerci a nostra volta), forse occorrerebbe riconoscere che il senso di appartenenza di cui parlavo si è smarrito nel corso di quella folle corsa che abbiamo chiamato, e continuiamo a chiamare, progresso.

Non si tratta, come ho scritto altrove, di fare facili moralismi, di ‘umanizzare l’animale selvaggio’, quanto piuttosto di confrontarsi con l’essenza stessa del nostro rapporto con ciò che è vivente e, di conseguenza, di ‘animalizzare nuovamente l’uomo‘.

Dario Piselli